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martedì 10 maggio 2011

Adios

Carlos Trillo: un maestro della scuola sudamericana, uno dei più grandi scrittori, di fumetti, del globo.
Buenos Aires, 1 maggio 1943 - Londra, 8 maggio 2011

venerdì 10 ottobre 2008

Leggere Borges...

Leggere Borges è come entrare dentro a un labirinto. Acuto, intensissimo, geometricamente perfetto, semplice e difficilissimo allo stesso tempo. Un gioco, una cabala, la pietra filosofale che può trasformare i sogni in pensieri , e i pensieri in scrittura con i segni regolati dall'achitettura delle sue virgole e dei suoi punti. Borges, una volta incontrato, lo rivedi ovunque: nelle magiche note del jazz di Coltrane, che ti parla. Da dentro i quadri di Picasso, che ti guarda. Nelle "closures" della letteratura disegnata lo percepisci mentre cammina tra gli spazi che dividono unendo le vignette. Borges ti guida dentro i suoi mondi, ti porta davanti ai gauchos, al minotauro, a uomini e donne perduti nel presente del passato; richiamando mitologie incastonate come gioielli dentro allo scorrere del tempo. Lui è un alchimista dei mondi onirici, la chiave magica che può aprire ogni porta. Si potrebbe passare tutta la vita a leggere L' Aleph, e ogni volta sorprendersi a scoprire un libro differente, misteriosamente diverso, denso di una sua nuova alchimia, perché ogni libro ne contiene altri mille. Jorge Luis Borges riesci a vederlo mentre fuori soffia un impetuoso vento argentino: lui sta lì, seduto, mentre stringe il suo bastone e osserva lontano. Sta in silenzio, in una cecità che gli permette di vedere e guardare ben oltre la superficialità dei nostri occhi; conscio custode degl'infiniti segreti dell'animo umano...
Vidi l'Aleph, da tutti i punti, vidi nell'Aleph la terra e nella terra di nuovo l'Aleph e nell'Aleph la terra, vidi il mio volto e le mie viscere, vidi il tuo volto e provai vertigine e piansi, perché i miei occhi avevano visto l'oggetto segreto e supposto, il cui nome usurpano gli uomini, ma che nessun uomo ha contemplato; l'inconcepibile universo.

Da L'Aleph di J.L. Borges