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sabato 2 aprile 2011

Kick-Ass. Fare il supereroe fa male alla salute!


Il perché Nicolas Cage fa l'attore e non il commesso in un negozio di ferramenta, probabilmente, sta tutto nel suo vero e famoso cognome che guarda caso è: Coppola (zio Francis è il regista de Il padrino e di Apocalypse now). Con quelle due uniche espressioni, la prima quando viene ripreso frontalmente e la seconda quando viene ripreso da dietro, non sarebbe andato certamente da nessuna parte, ma come in tutti gli ambienti, figuriamoci quello del cinema, un cognome famoso può aprire molte porte e senza bisogno di suonare il campanello... In un'intervista l'attore dichiara di non leggere più i fumetti e addirittura di odiarli, ma allora perché continuare a impersonare, rovinandoli, personaggi come Ghost Rider o Big Daddy nel film Kick-Ass? Voglio dire, perché continuare a bere latte se si è intolleranti al lattosio inondando il cesso di diarrea?... Tratto dall'omonimo fumetto di Mark Millar e John Romita Jr., diretto da Matthew Vaughn: Kick-Ass ha come protagonista un tediato adolescente erotomane che decide di indossare una buffa  tuta verde per diventare un supereroe, perchè convinto che nessuno vuol diventare un supereroe; incontrandone, poi, uno vero che si chiama Damon-Big Daddy (Nicolas Cage) e che addestra la figlioletta a diventare una combattente. I tre a causa di una serie di equivoci si ritroveranno a dover affrontare la mafia. In America il film è stato molto criticato per il linguaggio sboccato (ah! L'America, ricovero dei padri pellegrini e patria dei Bush), mentre l'Italia tanto per non smentirsi ha, come al solito, cambiato i dialoghi del trailer "zuccherandoli" e scatenando l'indignazione dei fan, costringendo così i produttori a doppiarlo nuovamente restando, giustamente, fedeli all'originale (ah! L'Italia, dove i premier possono incularsi le minorenni ma non sia mai le parolacce al cinema, bisogna pensare ai bambini!). Non è un mondo meravigliosamente bizzarro?!

sabato 12 marzo 2011

Don't be afraid of the dark



Prodotto da Guillermo Del Toro (La spina del diavolo, Blade II, Hellboy, Il labirinto del fauno) e diretto dal fumettista Troy Nixey. Don't be afraid of the dark è il remake dell'omonimo film di successo - almeno per quanto riguarda l'America
- del 1973.
Sinopsi: La storia vede una bambina chiamata Sally Hurst (Bailee Madison), la quale arriva in una nuova casa insieme al padre (Guy Pierce) e la sua nuova fidanzata (Katie Holmes). Mentre esplora la dimora, la ragazzina trova uno scantinato nascosto, rimasto murato da più di un secolo; inavvertitamente, Sally libera delle strane creature che vivono nello scantinato e che cominciano a cospirare per trascinarla nel buio con loro. La bambina dovrà cercare di convincere il padre che non si tratta di una fantasia. 
Don't Be Afraid of the Dark e arrivato nei cinema americani l'11 gennaio 2011... E in italia?

mercoledì 23 febbraio 2011

Mattie Ross

Si deve pagare per tutto a questo mondo, in un modo o nell'altro... niente è gratuito; tranne la grazia di Dio!
Da Il Grinta

domenica 3 ottobre 2010

Sergio Leone

" Non posso guardare all'America, ovviamente, in nessun altro modo che con gli occhi di un europeo; mi affascina e mi terrorizza nello stesso tempo." 
Sergio Leone

JF

"Non c'è bisogno di scomodare l'arte: faccio i film perché devo pagarmi l'affitto."
Ammiraglio John Ford

The Lumiere Bros

"La nostra invenzione, (la cinepresa), può essere sfruttata... come semplice curiosità scientifica, a parte questo, non ha nessun altro tipo di valore commerciale."
I fratelli Lumiere

domenica 26 settembre 2010

Hoodoo

 Si parla di hoodoo in uno dei miei film horror preferiti The skeleton key (2005) diretto dal britannico Iain Softley. Ambientato in una cupa, ma sempre affascinante, New Orleans intrisa di blues e magia, dove una bella e giovane infermiera, due strani anziani e un avvocato ne sono i protagonisti. Non c'è il solito, prevedibile, rassicurante, lieto fine... o meglio, il lieto fine c'è ma... dipende dai punti di vista.
I due video, per completare il  post, sono estrapolati dall' ottima collonna sonora scritta e selezionata da Edward Shearmur che vanta collaborazioni con: Eric Clapton, Annie Lennox, Pink Floyd, Marianne Faithfull, Bryan Adams, Echo & the Bunnymen, The Beloved, Jimmy Page e Robert Plant. Iko Iko è un pezzo tradizionale di New Orleans eseguito dalle Dixie Cups, credo che l'abbiano suonato tutti, due tra i suoi più famosi esecutori sono Dr. John e i Grateful Dead. Mentre Conjure Of Sacrifice è un' invocazione hoodoo.  Niente paura perché funziona solo con chi ci crede.  





lyrics-
It is time, Lord
From the dry dust
Out of these chains
From the Devil's house

It is time, Lord
To take me
From the dry dust
Break me
From these chains
Bring me
From the Devil's house

Take me out of darkness
Walk me out of blindness
Lift me out of sadness
Save me from my damned-ness

Please, Lord

It is time, Lord
(repeat)


giovedì 29 luglio 2010

L'oro di Napoli

Ieri sono stato, con mio fratello, in un cineforum cittadino dove proiettano una rassegna di film sceneggiati dal bravo Cesare Zavattini. Il film in programma era L'oro di Napoli tratto dagli omonimi racconti dello scrittore Giuseppe Marotta, per la regia di Vittorio De Sica. Un film che non vedevo da parecchi anni e che ho rivisto proprio con piacere, per la prima volta, proiettato su di un grande schermo. Proiettati anche noi spettatori indietro nel 1954, anno di uscita del film, catturati dall' intramontabile bianco e nero delle vecchie pellicole e dalla bravura degli attori, in certi momenti si è riso di gusto. Anche se gli episodi sono tutti sicuramente belli e significativi nel mostrare personaggi e momenti di vita in una Napoli che si riprende nel dopoguerra; restano per me particolarmente notevoli e rivelatori il primo episodio (Il guappo, con Totò) e quello conclusivo (Il professore, con Eduardo De Filippo). Nel primo, Totò subisce la presenza di un guappo, che da dieci anni ha insediato in casa e che la fa da padrone, sinché alla fine, Totò, il vero padrone di casa, non trova il coraggio per sbatterlo fuori. Di un incredibile modernità, questa piccola metaforica storia sembra voler invitare ancora oggi il popolo campano ad unirsi come una famiglia e ribellarsi allo sfruttamento e allo strapotere dei guappi camorristi, veri intrusi e sgradevoli parassiti. Nel Il professore, un grandissimo Eduardo De Filippo elargisce consigli e saggezza per un piccolo compenso. Uno in particolare risulta gradito agli abitanti del suo quartiere che devono spostarsi tutte le volte che passa per la loro strada l'auto di un borioso duca Alfonso Maria... Invitandoli ad evitare la violenza il professore De Filippo "arma" gli incazzati concittadini, del famoso, liberatorio ed efficace pernacchio. Anche qui l'invito al popolo a non subire da chi crede di avere potere, in questo caso; nobiliare, è abbastanza esplicito, perché nell'attesa dell'avvento di un nuovo Masaniello, la pazienza e la speranza continuano ad essere L'oro di Napoli (e non solo).
"Cultura non può che significare crescere insieme"
Cesare Zavattini

lunedì 19 luglio 2010

Hollywood

Hollywood non è poi tanto male. Sono i film che fanno schifo.
Orson Welles (forse)

mercoledì 14 luglio 2010

Basette

Un corto del 2008 per la regia di Gabriele Mainetti che omaggia anche i personaggi del manga e anime Lupin III citando il cinema di Tarantino e di Leone. Una storia dove; ricordo, realtà e sogno si sovrappongono sin quando l'immaginazione viene interrotta bruscamente per lasciare totalmente spazio alla tragicità del quotidiano. Gli attori: Valerio Mastrandrea, Marco Giallini, Daniele Liotti, Luisa Ranieri, Flavio Insinna e Lidia Vitale, sono credibili anche quando si trasformano nei personaggi del fumetto, e dell'animazione, riuscendo a non scadere eccessivamente nel grottesco o sembrare tristissime parodie da cosplayer.

lunedì 17 maggio 2010

Horror


Se delle persone cattive feriscono qualcuno che ami, quanto in là ti spingerai per riservar loro lo stesso trattamento?

giovedì 8 aprile 2010

Hedley Lamarr

"Senti, voglio che tu raduni i peggiori criminali e pistoleri del west... prendi nota: voglio assassini, tagliagole, picchiatori, bounty killer, desperados, matti, pazzi, ladri, ribaldi, furfanti, teppisti, barabbas, stupratori, lesbiche, agenti indiani, banditi, messicani, mafiosi, piglianculi, mettincoli, ladri di polli, ladri di galline, puttanieri, rapinatori, marchettari, ruffiani, qualunquisti e... maoisti."
Hedley Lamarr in Mezzogiorno e mezzo di fuoco.
(Nella foto, Harvey Korman nei panni di Hedley Lamarr.)

mercoledì 24 marzo 2010

Tony Manero

Tony Manero è un film del 2008, ambientato nel Cile inchiodato dalla dittatura di Pinochet, che racconta la storia di Raùl Peralta un patetico uomo di 52 anni ossessionato dal successo de La febbre del sabato sera e dal personaggio di cui John Travolta nel film veste i panni. Tutti i comprimari che gravitano intorno al protagonista e lo stesso protagonista, colonizzati da un danzante, "libero" americanismo che fa a pugni con la condizione segregazionista del paese sudamericano, all'epoca, sembrano essere una metafora della decadenza dei regimi totalitari: le strade sporche e vuote e gli ambienti periferici sono, paradossalmente, dei luoghi claustrofobici in cui per tutta la durata della vicenda si respira un aria di solitudine e squallida desolazione. Raul vede come unica possibilità di riscatto alla sua miserabile condizione, danzare e vincere, partecipando, ad un concorso televisivo come emulo, appunto, di Tony Manero. Nonostante il regista abbia dedicato poche scene alla brutale condizione politica del Cile nel 1978, questa brutalità si percepisce nell'indole e nelle azioni del protagonista che pur di perseguire il suo scopo non esita a commettere bassezze e crimini di cui nessuno sembra accorgersi, sottolineando la mancanza di identità e di personalità dell'aspirante ballerino. Anche lo spazio dedicato alle relazioni sentimentali è pervaso da un desolante senso di vuoto e promiscuità che si manifestano nell' incapacità, da parte di Raul, di comunicare (quando danza è solo una buffa e inespressiva parodia, un burattino incapace di esprimere vitalità e sentimento) e nel non riuscire ad avere rapporti sessuali completi. Il regista, Pablo Larrain, costruisce un film anedonico dove anche l'opposizione al predominio assoluto del regime, da parte di alcuni amici di Raul, sa di depressiva fatalità, sottolineando che senza libertà si è prigionieri anche dentro se stessi, si è privi di orientamento e, nel terrore dittatoriale, tutto può perdere di valore e di significato.

lunedì 15 marzo 2010

The Green Hornet: il ritorno del Calabrone Verde


Supersbirri o supercattivi l'America sta sempre un paio di stelle e strisce davanti a tutti...
Questo cortometraggio, del 2006, diretto da Aurelien Poitrimoult, anche se rende l'idea, non ha niente a che vedere con il film che dovrebbe uscire in dicembre, se non prima, per la Sony Pictures Entertainment, diretto dal francese Michel Gondry, interpretato da Seth Rogen (Britt Reid alias Green Hornet), Jay Chou (kato, autista e braccio destro di GH), Cameron Diaz (Lenore Case, la segretaria di Britt Reid), e Cristoph Waltz - da Inglorious Bastards - che sarà Chudnofsky, il "villain" di turno. Una action-comedy scritta, a quattro mani, dallo stesso Rogen, con Evan Goldberg. Il tutto musicato dalla colonna sonora di Danny Elfman.

venerdì 28 agosto 2009

SOLE ROSSO (1972)

Sempre piaciuto il finale di questo western che sa di spaghetti ma non più di tanto. Interpretato da Toshiro Mifune, Ursula Andress, Alain Delon e Charles Bronson; per la regia del britannico, anche se nato in Cina, Terence Young, già regista di quel "oo7 Licenza di uccidere (1965)". Sole rosso ha uno di quei finali dove muoiono il buono e il cattivo e sopravvive chi invece sta nella via di mezzo tra i due aggettivi. Un po' come sottolineare e ricordarci che la vita tra il bianco (che respinge i colori) e il nero (che li ingloba tutti), alla fine, ironicamente, contiene un sacco di altri cromatismi e di altre sfumature.

venerdì 5 giugno 2009

Adios David

Gran bella famiglia di attori quella dei Carradine, a cominciare da John, il capostipite, immortalato per sempre da Ford nel suo Ombre Rosse dove Carradine padre faceva la parte del "gambler". Poi ci sono Keith, Robert, David, Chris, Bruce e Michael (figlio adottivo). Anche se da ieri David Carradine non c'è più, non credo sia importante il modo con cui ha forse scelto di andarsene a 72 anni, perché continuerò a ricordarlo come il protagonista della serie televisiva Kung Fu, e nel mitico film di Walter Hill: I Cavaliere dalle lunghe Ombre, dove interpretava insieme ai fratelli, Keith e Robert, la famiglia Younger, i fuorilegge e ribelli sudisti alleati dei James... Adios David.

martedì 2 giugno 2009

Jimmy... Rest In Porche




James Dean si schiantò a 150 chilometri all'ora il 30 settembre 1955 (aveva appena 24 anni - N.d.R.). Si fratturò la mascella inferiore e superiore, le braccia, e si ruppe l'osso del collo. L'urto fu così violento che gli staccò quasi la testa dal corpo. Morì e fu sepolto (l'8 ottobre) e la terza settimana, non il terzo giorno come Gesù, "resuscitò".
Marco Giovannini
Correre in macchina è il solo momento in cui mi sento intero.
James Dean