mercoledì 30 gennaio 2008

SEX, PISTOLS AND PIRATES

Nel finale di The great rock 'n' roll swindle (La grande truffa del rock 'n' roll), il film dei Sex Pistols, giusto per restare in tema con il post precedente, vi è inserito, come in altre parti della pellicola, un cartone animato con protagonisti i membri del gruppo musicale che navigano su di un veliero in una versione cartoon di pirati punk. Il pezzo che fa da colonna sonora si intitola "Friggin' in the riggin' " e dovrebbe essere un pezzo tradizionale rivisitato dai 4 monelli del rock... Il testo è "moooolto" singolare e "moooolto" pirata! Guardatevi il video musicale con inserite le parole della canzone in inglese e poi leggetevi la traduzione... All' arrembaggio!

Scopando Tra Il sartiame- Eilà voi malati di scorbuto, sentite un po' cos'è successo. Fu a bordo nella bella barca Venus, per Dio, avreste dovuto esserci. La polena era una puttana in un letto e l’albero maestro un pene di mammut. Il capitano di questa bagnarola era uno sporco rotto in culo e non era sicuramente venuto al mondo per spalare merda da un posto all’altro Rit: Scopando tra il sartiame scopando tra il sartiame scopando tra il sartiame non c’era nient’altro cazzo da fare. Il capitano si chiamava Morgan, per Dio, era come una gorgona, dieci volte al giorno suonava dolci melodie col suo fottuto organetto. Il suo assistente si chiamava Cooper, per Dio, era un soldato di cavalleria, bestemmiava così tanto di continuo fino a stupirsiene da solo. Tenetevi forte e metteteci un po' di palle, coglioni! Il secondo assistente era Andy, per Dio, era un vero damerino finché non spiaccicarono il suo pisello su una roccia appuntita per essere venuto dentro la bottiglia del brandy. Il mozzo si chiamava Flipper era un fottuto lattante, si riempì il culo di vetri rotti e circoncise il capitano. Rit. La moglie del capitano era Mabel non era brava a scopare così, quei luridi merdosi, le inchiodarono le tette da un capo all’altro del tavolo nella sala bar. Il capitano aveva una figlia che cadde dove il mare era più profondo e dalle sue grida di piacere capimmo che le anguille avevano trovato l’ingresso tra le sue cosce. Rit... E ora tutti a leggere L' isola del tesoro e Peter Pan...

domenica 27 gennaio 2008

SID IL CATTIVO

Sid Vicious (Londra, 10 maggio 1957- New York, 2 febbraio 1979), Era il bassista della punk rock band dei Sex pistols. Morto di overdose a soli 21 anni. Sid il cattivo ( questo il significato del nome) fu accusato di avere ucciso Nancy Spungen, la fidanzata che lo introdusse all'uso delle droghe, il 12 ottobre del 1978. Uscì di prigione dopo qualche mese su cauzione, ma pochi giorni dopo la sua scarcerazione fu trovato morto. Vicious lasciò un biglietto con su scritto di voler esser sepolto di fianco alla sua fidanzata Nancy Spungen con addosso i suoi jeans, la sua giacca di pelle e i suoi anfibi. Leggenda vuole che la dose di eroina fatale gli fu fornita dalla madre.
La madre di Nancy non accettò di far sotterrare Sid accanto a sua figlia nonostante la sua richiesta, quindi la madre di Vicious decise di farlo incenerire e di spargere le polveri sulla tomba della Spungen. Nonostante il suo vero nome fosse John Simon Ritchie, venne dichiarato morto sotto il nome Simon John Beverley. Nel bene e nel male anche lui fu sicuramente un artista singolare... Per ricordarlo ho scelto per voi il video dove canta, a modo suo, My way di Paul Anka, una versione che stende tutti e non solo in senso figurato...
"Noi siamo meglio di chiunque altro eccetto che degli Eagles"... detto da Sid Vicious durante il concerto tenutosi a San Francisco, nel 1978, dove i Sex pistols suonarono insieme per l'ultima volta...

C'è Hoder

Scuola del fumetto di Milano, Disegno pulito e curato nei minimi dettagli, Nel suo segno ci sono Liberatore, Villa e De angelis: è Hoder Sechi, di cui ho saputo, con piacere, tramite il blog dell'amico Luigi Serra, Che ha messo on line i suoi disegni... potete visionarli qui. Dateci un occhiata...
Nell'immagine, Zanardi visto da Hoder.

sabato 26 gennaio 2008

CENSURA E AUTOCASTRAZIONE ( Tre passi indietro nel delirio... forse anche quattro)

Prendendo spunto dall’ottimo articolo di Michele Medda, che trovate qui, vorrei ritornare un attimo sul discorso censura. Senza volere, per carità, entrare nel sociologico, credo che comunque sia doveroso, trovandosi davanti a un atto censorio cioè attentare alla libertà di espressione dell’individuo; fare un esame di coscienza . Focalizzando l’argomento sul media fumetto. A prescindere da pressioni esterne, mi sembra che ogni casa editrice abbia sempre attuato un certo tipo di censura o auto censura sui propri prodotti. Ad esempio, una delle più grandi multinazionali che operano nel campo dell’intrattenimento: la Walt disney, che da sempre si occupa di proporre prodotti per la famiglia ha, secondo me, un contraddittorio modo di procedere, in quanto, da una parte si preoccupa di offrire dell’intrattenimento anche educativo ma dall’altra la filosofia disneyana è la negazione stessa della famiglia. Le relazioni che intercorrono tra i suoi personaggi più famosi sono sempre quelle di zio e nipote e il benché minimo cenno alla sessualità viene bandito. Il rapporto padre e figlio o madre e figlio viene evitato perché include anche il discorso della sessualità, probabilmente il bersaglio preferito, insieme alla rappresentazione della violenza, dei censori. In Italia per capire che l’argomento sesso può essere trattato e discusso nonché ironizzato, bisognerà aspettare gli anni settanta e i fumetti della Ediperiodici, sino ad allora si attuava una censura addirittura sui dialoghi dei personaggi. Il primo autore, in Italia, a mostrare gli attributi sessuali fu Magnus che intelligentemente capì che non c’era niente di male a includere nelle sue storie, in maniera esplicita, un atto così fondamentale nella vita di ognuno di noi. Nonostante si sia arrivati a una libertà di costumi dettata anche dalla possibilità di avere informazioni in tempi ultra veloci, la censura continua a colpire in tutti i settori dell’intrattenimento attuando tagli su scene che contengono riferimenti alla sessualità, eliminando dialoghi che hanno contenuti scomodi, addirittura cambiando il colore del sangue nelle scene violente dei cartoni animati. Ancora oggi in prevalenza gli eroi dei fumetti vivono vite caste e pure, preferiscono la compagnia degli amici a quella delle amiche e raramente utilizzano l’epiteto sostituendolo con frasi colorite ma che in una collocazione reale fanno ridere i polli. Fondamentalmente la censura esiste perché noi l’accettiamo e a seconda della nostra morale o etica personale ne siamo anche i fautori. Fatevi un giro e scoprirete quanti pregiudizi ruotano ancora intorno a chi porta dei tatuaggi o dei piercing. Nella nostra ipocrisia sociale c’e chi vorrebbe “camuffare” anche il proprio cesso, negando e censurando l’esistenza dei propri bisogni fisiologici. Nella nostra società si proteggono i bambini dalla violenza in generale censurando i prodotti destinati al loro consumo ma poi gli si passa sotto gli occhi un certo tipo di programmi televisivi dove si urla e si litiga in situazioni di banalità mediale. Concludendo direi che la nostra società vivendo in uno stato di apatia e delegando sempre a qualcun altro la scelta di ciò che è giusto o sbagliato, la censura se la merita, anche se io sarei a favore del censurare la censura…

giovedì 24 gennaio 2008

CHE SI FUMANO ALLA DISNEY?

Ho letto sul blog di Roberto Recchioni, le lettere che Bruno Concina, uno dei più anziani sceneggiatori e collaboratori della Disney, ha scritto e spedito alla stampa e alla casa editrice con cui ha un rapporto che dura da 30 anni e alcuni mesi... Dalle suddette lettere, traspare tutta la dignità e l'amarezza di un bravo e gentile artista che ha dedicato la propria vita e passione ai fumetti del settimanale Topolino, che a quanto pare ultimamente ha subito un calo delle vendite e debba anche smaltire parecchie storie realizzate e rimaste in giacenza non pubblicate. Il signor Concina si rammarica per il trattamento con cui la nota casa editrice lo ringrazia per la sua devozione: ignorando i suoi appelli e concedendogli di "vivere?" con i guadagni di due storie da pubblicare annualmente. Sembrerebbe che i responsabili del settimanale abbiano la ferma convinzione che i loro autori campino d'aria. Mi sembra anche di capire che a questi "dirigenti" non venga neanche per un attimo il dubbio che le condizioni in cui versa il settimanale possa essere consequenziale alle loro scelte editoriali e a pagarne lo scotto siano gli autori come Concina a cui va tutta la mia solidarietà, solidarietà che abbraccia tutti gli addetti ai lavori (gli autori delle storie) di questo bellissimo media che è il fumetto... Per saperne di più, clicca Qui, Quo, anzi, Qua...

mercoledì 23 gennaio 2008

SERIALMANIA

Il noto critico Aldo Grasso ha dichiarato, qualche tempo fa, che i serial televisivi degli ultimi anni battono di gran lunga quello che ultimamente propone ll grande schermo. Un affermazione che io approvo quasi del tutto... Effettivamente il cinema degli ultimi tempi lascia un po a desiderare in quanto a coinvolgimento, pensato forse troppo in maniera consumistica per fare cassetta nelle sale di tutto il mondo. Sempre più spesso, le produzioni cinematografiche, ci propongono cast con attori famosi e super effetti speciali pur di attirare gli spettatori a visionare prodotti che dal punto di vista della trama e dei contenuti sono abbastanza esigui. Al contrario gli sceneggiatori della televisione seriale sembrerebbero molto più attenti a ciò che propongono e scrivono: certamente sollecitati dal fatto che, se si deludono le aspettative dell'utente questi con il pulsante del telecomando cambierà canale. Considerando il fatto che solitamente il cast di un serial è composto da attori meno famosi, a parte le "guest star" che vi prendono parte, rispetto al cast di un film che solitamente vede tra i suoi partecipanti attori di fama diretti da registi altrettanto noti e che in ogni caso attireranno il pubblico pagante nelle sale, il successo di un prodotto, quindi la continuity, per il piccolo schermo è tutto basato su ciò che gli sceneggiatori suggeriscono e dal grado di coinvolgimento con cui riescono ad intrigare il pubblico. Il successo o il fallimento di un serial è quindi quasi totalmente nelle mani dei suoi ideatori, che in ogni caso possono esprimersi al meglio , avendo a disposizione più tempo per fare affezionare gli spettatori ai loro caracters e alla loro storia. Un prodotto per il cinema ha l'attenuante che in, più o meno, 120 minuti, deve invece dare il massimo sia dal punto di vista della narrazione, creando tutte le condizioni perché il pubblico possa immedesimarsi ed entrare in empatia con i protagonisti, empatia resa raggiungibile e facilitata dal fatto che gli attori sono già personaggi conosciuti. Concludendo, direi che, comunque, il cinema ha sempre dalla sua l'incredibile atmosfera da sogno che crea il grande schermo oltre al condividere l' esperienza emotiva della visione con gli altri spettatori...

Ciak: oggi si gira, domani si muore...

Il locale era fumoso e pieno del vociare dei clienti. Il tirapiedi si avvicinò al suo boss, dopo avere attraversato il grande salone dove la gente ballava a ritmo dell'orchestra jazz, e gli sussurrò qualcosa in un orecchio. Sul viso del boss si dipinse un sorriso beffardo e macabro: nel firmamento di Hollywood c'era una stella in meno e una bara in più... Quando quel lunedì mattina del 16 dicembre 1935 il coroner vide il corpo sanguinante di Thelma Todd afflosciata sul sedile anteriore della sua auto, probabilmente, rimase incredulo nel verificare la morte della diva hollywoodiana conosciuta da tutti come "bionda alla crema". La deliziosa Thelma Todd aveva lavorato con Laurel e Hardy, i fratelli Marx e la sua amica Zasu Pitts in una serie di scatenate farse di Hal Roach.
I fan non l'avrebbero riconosciuta, nella sua ultima parte, quella di un cadavere ripiegato su se stesso con la bocca, l' abito da sera e la pelliccia di visone macchiati di sangue. La sua cameriera la trovò alle dieci e mezzo di mattina nel garage che Thelma divideva col suo amante, il regista Roland West. Il garage era alle Palisades, sopra la Pacific Highway tra Santa Monica e Malibu. L'interruttore dell'accensione era aperto, il motore spento, e Thelma era afflosciata sul sedile anteriore. Per macabra coincidenza, una volta aveva recitato in una scena con Groucho Marx che le diceva: " E adesso fai la brava, se no ti chiudo nel garage". Il Gran Giuri, dopo essersi scervellato per settimane su una serie di prove contrastanti, emise uno strano verdetto: " Morte dovuta ad avvelenamento di ossido di carbonio. Questa superficiale sentenza d'ufficio lasciava molti punti oscuri. Se Thelma era morta asfissiata come mai i suoi abiti erano così scomposti? Chi o che cosa le aveva fatto sanguinare la faccia? Se Thelma era morta all'alba di domenica, di ritorno dal Trocadero, come affermava la polizia, come mai alcuni testimoni (tra cui la moglie di West, Jewel Carmen) sostenevano di averla vista, la domenica mattina, passare di gran carriera l'incrocio tra Hollywood Boulevard e Vine Street, al volante della sua Packard con un aitante sconosciuto bruno al fianco? Thelma era l'amante di West da un certo tempo. Insieme, dirigevano il Thelma Todd Roadside Rest, un popolare caffè in riva al mare, sulla Coast Highway, sotto le Palisades, a pochi passi dalla scena del delitto. Dopo un lungo interrogatorio, West ammise, riluttante, di aver avuto una violenta lite con la ragazza nelle prime ore di domenica. I vicini confermarono di aver sentito Thelma urlare oscenità a West e prendere a pugni la massiccia porta d'ingresso. Esaminata, la porta rivelò segni di pedate recenti. Durante l'inchiesta venne fuori che Zasu Pitts, collega e amica intima di Thelma, le aveva prestato migliaia di dollari, che erano stati inghiottiti dalla complicata amministrazione del Roadside Rest e mai restituiti. Ida Lupino dichiarò che sebbene Thelma sembrasse spensierata come sempre, durante la festa al Trocadero le aveva confidato che stava facendo le corna a West e aveva una relazione esplosiva con un uomo d'affari di San Francisco. L'avvocato di Thelma chiese una seconda inchiesta che, secondo lui, avrebbe confermato la sua ipotesi, cioè che l'attrice era stata uccisa dai sicari di Lucky Luciano. In quell' epoca, Luciano cercava di infiltrarsi nel giro delle case da gioco clandestine della California. Aveva avvicinato Thelma proponendole di affittare il piano superiore del suo caffè, per installarvi un casinò segreto per polli, che lei avrebbe dovuto riempire di clienti chic, reclutati tra i suoi amici famosi. L'avvocato era convinto che, rifiutando l'offerta di Luciano, Thelma avesse firmato la sua sentenza di morte. Il produttore Hal Roach diventò verde in faccia solo a sentire il nome di Luciano, e riuscì a convincere l'avvocato a lasciar cadere la cosa. Si sospettava inoltre, ma non si trovarono mai prove, che fosse successo un episodio prefabbricato, messo in scena da West con l'aiuto di un'amica. La ragazza cioè, fingendosi Thelma, avrebbe fatto tutta la scena degli strilli e delle pedate sulla soglia di West, mentre lui, dietro la porta, tramortiva Thelma, la portava in macchina, girava la chiavetta d'accensione e chiudeva la porta del garage. Secondo questa teoria West avrebbe desiderato da un pezzo rompere la relazione ormai logora e commettere il delitto perfetto, come nel suo film Alibi. Prove, in questo senso, non ne emersero, ma West (che aveva diretto Lon Chaney in "The Monster" e Chester Morris in "The Bat Whispers", uno dei più straordinari gialli mai girati) non fece più un film. Sposò Lola Lane e nel 1952 morì dimenticato.Thelma aveva destato molte simpatie, sia tra gli appassionati di cinema sia tra i colleghi. Il suo funerale a Forest Lawn attirò una gran folla. L'attrice giaceva in una bara aperta, coperta di rose gialle, e grazie ai tecnici del Lawn somigliava di nuovo alla delicata Bionda alla Crema dal cuore d'oro e dalla risposta pronta. Zasu Pitts commentò: " Sembrava proprio che Thelma dovesse alzarsi a sedere da un momento all'altro e mettersi a parlare ". Ma Thelma non avrebbe parlato più: nemmeno una breve frase per dire chi l'aveva uccisa. La sua morte rimarrà uno dei misteri più inquietanti di Hollywood. Il 1935, L'anno in cui l'esplosivo diario di Mary Astor fu condannato al rogo, giunse alla fine con un tonfo agghiacciante: uno dei più sconcertanti delitti di Hollywood. Gli omicidi risolti, in genere, vengono archiviati e dimenticati, quelli non risolti lasciano un diffuso senso di malessere, che non vuol saperne di scomparire. Come successe nel caso della Bionda alla Crema. Thelma Todd (1905-1935) .
Rif. Dagospia